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Giussani Research serie Delta

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SCIENCE AND EMOTIONS

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GR Delta Butterfly One

Si tratta di diffusori Hi-End senza compromessi dotati di una capacità dinamica eccezionale e che adottano completamente tutti i concetti filosofici GR implementati nelle GR Delta da pavimento. Orientando i diffusori di 30° verso l'interno dell'area d'ascolto si attua anche la emissione NPS orizzontale.

Sistema proprietario anti-diffrazione Butterfly©.

Pannelli frontale e posteriore trattati con finitura professionale smorzante.

Sistema di carico esclusivo Giussani Research DDELS© (Dual Driver Extended Loading System).

Volume interno diviso in sub-volumi comunicanti Delta System©.

Mobile insensibile a sollecitazioni acustiche e meccaniche grazie ad un rivestimento interno in piombo spesso 3 mm.

Esclusione telai di copertura per annullare a priori qualsiasi possibile effetto negativo sull'ascolto (vibrazioni, diffrazioni, filtraggi acustici...).

Filtro di crossover senza condensatori elettrolitici.

Morsetti di ingresso placcati in oro 24k predisposti per Bi-Wiring e Bi-Amping.

 

GR Delta R9 Mk2

Si tratta di diffusori progettati in base alle più recenti conoscenze elettroacustiche e costruiti impiegando al meglio componenti modernissimi.

I diffusori hi-end GR Delta R9 Mk2 sono sistemi da pavimento dotati di originali caratteristiche di emissione che permettono prestazioni sicuramente superiori a quelle di casse convenzionali (sia chiuse che reflex) di costo anche molte volte più alto e ben superiori a quelle dei migliori grandi sistemi non convenzionali (planari, ibridi, omnidirezionali...) con i quali si voglia confrontarle.

Caratterizzati da una risposta in frequenza particolarmente lineare ed estesa, i GR Delta R9 Mk2 sono capaci di una dinamica eccezionale grazie ai loro 86 dB di sensibilità abbinata ai 500 Watt massimi installabili per ciascun diffusore.

L'impedenza di 8 ohm consente l'abbinamento a qualsiasi tipologia di amplificatori.

La sezione basse frequenze riesce a restituire livelli realistici fino al limite inferiore dei migliori e più estesi segnali musicali.

La sezione medio-alte frequenze raccolta su un pannello verticale avente larghezza molto contenuta fa uso di trasduttori planari push-pull al neodimio di ultima generazione.


Quando con Giammaria Lojodice, nel 1977, ideammo le Audiolab Delta 4, avevamo ben presente il monolite TMA-1 di "2001 Space Odissey", dotato del potere di fare evolvere le scimmie nei primi rappresentanti di quella razza umana che avrebbe un giorno viaggiato sulle note di Strauss "verso l'infinito e oltre".

È del tutto naturale quindi che anche le Giussani Research della serie Delta da pavimento siano state sviluppate, ben oltre il 2001, per offrire sensazioni simili a quelle che provereste di fronte al vero mitico monolite che Arthur C. Clarke immaginò fosse stato disseminato nell'universo da una sconosciuta civiltà aliena.

 

I telai di copertura dei vertical della Serie Delta sono stati messi a punto solo dopo che la struttura tecnica interna era già stata definita nei minimi particolari al fine di ottenere al meglio le originali prestazioni elettroacustiche desiderate.

Ciò non ha vietato di decidere una estetica molto particolare in grado di esaltarne la modernissima linea monolitica.

A sinistra: Il famoso Grace Building di New York, alla cui linea quella dei telai di copertura delle GR Delta Mk2 è ispirata.

(Gordon Bunshaft,1971)

A destra: Il più recente Sompo Japan Insurance Head Office Building di Tokyo.

Le Delta R9 Mk2 sono in grado di offrire prestazioni esclusive allo stato dell'arte del nuovo millennio, caratterizzate da una accuratezza timbrica di primissimo piano ed una ricostruzione scenica estremamente precisa, dotata anche di una dimensione verticale che risulta sempre particolarmente naturale.

    

GR Delta R10 Mk2

I diffusori GR Delta R10 Mk2 sono dotati di una sensibilità di circa 92 dB/2,83 V ed una potenza massima installabile (no clipping) di 1.000 watt/4 ohm. Gli altoparlanti sono 6 per cassa. L'altezza è di 165 cm.

 

GR Delta R8 Mk2

I diffusori GR Delta R8 sono caratterizzati da una sensibilità di circa 86 dB/2,83 V ed una potenza massima installabile (no clipping) di 250 watt/8 ohm. Gli altoparlanti sono 3 per cassa. L'altezza è di 140 cm.

Tutti i modelli della serie Delta sono dotati  di connessioni per bi-wiring/bi-amping.

In aggiunta, la rete di crossover di tutti i modelli non fa uso di condensatori elettrolitici.

I dati tecnici di tutti i modelli della Serie Delta

Costo Sottoscrizione

Dove ascoltare i diffusori GR Delta, per decidere il vs/ acquisto in tutta sicurezza:

Il Network dei Salotti di Ascolto degli Ambasciatori GR

Contattandoli si potrà concordare un incontro nel quale effettuare un ascolto mirato in ambiente domestico di una coppia di GR Delta e raccogliere testimonianze disinteressate sul loro funzionamento.

L'opinione del discografico Marco Lincetto dopo l'ascolto delle GR Delta 4 R9 a Roma Hi-End 2009.

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"...approfitto di questo lunghissimo 3D - anziché aprirne un altro analogo - per dire la mia su questi diffusori, finalmente ascoltati, brevemente, ma con grande attenzione e concentrazione, al Roma Hi-End, utilizzando principalmente due miei master che conosco meglio di me stesso.

Ci tengo a scrivere queste poche righe, perché reputo Giussani una delle poche persone che ha lasciato il segno in questo settore, negli ultimi 40 anni almeno.

Quando da ragazzo, poco più che ventenne, iniziai a fare le cose sul serio, in questo mondo, il mio riferimento si chiamava ESB 7/06, ovvero un diffusore che era talmente innovatore allora, che pure oggi mantiene alcune caratteristiche di riferimento assoluto.
Ebbene, ascoltando l'ultima creatura in ordine di tempo del maestro Giussani non ho potuto non ritrovare una filosofia che procede lungo la strada maestra, senza mai perdere di vista i principi che ispirarono i primi progetti.
La coerenza: la coerenza di pensiero e di realizzazione, sintomo di profonda conoscenza, non disgiunta comunque da brillante intuito.

Nei primi 30 secondi di ascolto di questo diffusore ho immediatamente capito che tutto stava al suo posto: non ho avuto problemi a ritrovare tutti i riferimenti di due registrazioni che, appunto, conosco "più che benissimo".

Ed il tutto in una saletta che, probabilmente apposta, riproduceva un ambiente domestico molto normale, usuale, ovvero l'ambiente dove verranno ascoltate questi diffusori.

Un sentito "Complimenti!" a Renato Giussani.

Marco Lincetto..."

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L'opinione del proprietario della coppia di GR Delta 4 R9 matricole 1001 e 1002.

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"...Mi sono concesso circa tre-quattro ore di ascolti approfonditi del mio sistema.

Diffusori: GR Delta 4 R9;
Sorgente digitale: lettore cd Onkyo DX 7211 (in attesa di essere sostituito dall’Oppo BD 83)
Sorgente analogica: giradischi Technics SL Q 300 con testina Grado Red 1;
Preamplificatore: Cambridge Audio Azur 840 E (top di gamma);
Pre phono: Cambridge Audio 640 P;
Finale di Potenza: Behringer EP 4000 (2 x 550 watt su 8 ohm);
Cavi di segnale: vari… QED, Cablerie d’Eupen, cavetti rosso-neri.
Cavi di Potenza: Monster Cable M 1.2 S (presi perché molto comodi per via delle terminazioni intercambiabili: sono a banana per le casse e a forcella per i binding post del
Behringer).

Sala di ascolto piuttosto grande di circa m 6 x 10 x 2,55 arredata con tappeti, libreria a boiserie, divani, suppellettili varie ecc...
Casse distanti tra loro circa m 2,30 collocate a circa m 1,00 dalla parete lunga, in posizione asimmetrica (non al centro). Distanza di ascolto circa m 3,45-3,50.

Ero solo in casa e mi sono scatenato.
Ascolti a volumi praticamente realistici di:

Prokofiev - concerto n. 2 per pianoforte ed orchestra, DG, Yundi Li piano, Seiji Ozawa Berliner Philarmoniker (disco registrato benissimo, dal vivo, con suoni naturali e dinamica paurosa).

Rachmaninov - concerto n. 3 per pianoforte ed orchestra, Sony, Arcadi Volodos piano, James Levine Berliner Philarmoniker (a mio parere la migliore registrazione, per esecuzione e realismo/dinamica, del Rach 3 oggi esistente).

Liszt – Studi di Esecuzione Trascendentale, RCA Red Seal, Evgeny Kissin piano, in particolare studio Wild Jagd (caccia selvaggia, esecuzione praticamente unica al mondo per potenza e virtuosismo; si avvicina ad essa solo quella di Boris Berezhovsky).

Rachmaninov A window in time, Telarc, in particolare preludio in do diesis minore “Le campane di Mosca”; preludio op. 23 n. 5 (famoso bis di Horowitz), due tra i più difficili pezzi per pianoforte mai scritti, ricchi di ottave sul registro grave; si tratta di un cd che ha fatto epoca: in pratica in Telarc hanno restaurato i rulli registrati nei primi del ‘900 da Rachmaninov per piani Bosendorfer, hanno digitalizzato il tutto e ne sono usciti due cd di esecuzioni pianistiche di Rachmaninov in persona, su pianoforte Bosendorfer, con la dinamica (enorme) e pulizia di suono del digitale.

Super Test CD vol. 2, cd Telarc pubblicato da Audiophile Sound nel settembre 2000. Sono tutte esecuzioni ad altissima dinamica, tipica Telarc, e con particolari effetti speciali, soprattutto a basse frequenze, della Cincinnati Pops Orchestra diretta da Eric Kunzel, con pezzi che vanno dal tema del Padrino a Theme from Pink Panther di Henry Mancini, da Così parlò Zarathustra nella versione modificata per i film 2001 Odissea nello Spazio e 2010 L’Anno del contatto a Theme from 007 Goldfinger.

Dvorak, Sinfonia n. 9 dal Nuovo Mondo; Smetana, La Moldava, Herbert Von Karajan, Berliner Philarmoniker cd DG Karajan Gold in registrazione original image bit processing.

Bach, Toccata e Fuga BWV 565, Simon Preston cd DG (chi ha questo disco sa che è una ripresa ravvicinata, di dinamica e potenza credo non più eguagliate)

Verdi, Messa da Requiem, Coro del Dies Irae, Fleming, Borodina, Bocelli, ‘Arcangelo; Valery Gergiev Orchestra e coro del teatro Kirov cd Philips.

Beethoven, V sinfonia, I movimento, ed 1977, cd DG Herbert Von Karajan, Berliner Philarmoniker, dal cofanetto di 38 cd Symphonic Karajan.

Ed ancora Gonna Fly Now di Bill Conti da Rocky III, 33 giri originale; Momenti di Gloria titoli di testa, di Vangelis, 33 giri originale.

Che dire… io non sono né un esperto audiofilo (termine che aborrisco), né un giornalista specializzato. Ho, peraltro, ascoltato, negli anni, numerosi diffusori di alto livello, tra cui:
Magneplanar MG 1.6 e 3.6;
Gamut El Superior;
Nightinghale CTR2;
Von Schweikert VR4 SR
M Acoustic Eclipse 2.3 (quelle che mi hanno più impressionato)
B&W Signature Diamond;
B&W 801 D;
German Physiks serie Loreley
ed altri ancora.

La prima parola che mi viene in mente è IMPRESSIONANTE.
Sì sono rimasto veramente impressionato.
Le GR costituiscono un sistema di altoparlanti TOP, che EMOZIONA.
Dinamica, potenza schiacciante sostenuta senza alcuna distorsione, bassi profondissimi (l’organo ha fatto letteralmente tremare casa; e i grande effetto sono stati gli effetti speciali Telarc ed i pianoforti), trasparenza, particolari minutissimi (respiri e schiarimenti di voci, anche abbastanza fastidiosi, mai sentiti prima nei miei concerti dal vivo) e, soprattutto, realismo (il pianoforte, ripeto, ha, letteralmente, dell’incredibile), nessuna cesura tra le gamme di frequenza coperte dai quattro trasduttori (ricordo woofer da 30 cm customizzato GR di derivazione Peerles; due planari Bohlender Graebener, mid basso BG Neo 10, mid alto BG Neo 3; tweeter scan speak D2010), ARIA, TRIDIMENSIONALITà e STAGE (le GR hanno una finestra di ascolto ben più ampia rispetto ai normali sistemi).
Mettevo dischi su dischi e non volevo mai smettere.
Per dirvene una, il cd Telarc A Window in Time è un’incisione assolutamente carogna: le note gravi del pianoforte Bosendorfer sono difficili da riprodurre con adeguato realismo, tanto che, alle fiere di settore, non ne chiedevo più l’ascolto, perché puntualmente rimanevo deluso. Ecco, con le GR ho ritrovato il basso “tellurico” di un Bosendorfer dal vivo…

La cosa che più mi ha sorpreso è che tutto questo l’ho ottenuto con delle sorgenti di livello medio-basso (il lettore cd ha 15 anni; il giradischi ne ha 25, sia pure con testina nuova).
E con il nuovo lettore digitale, aggiornato con le moderne tecniche di decodifica, che succederà?
Non vedo l’ora.

Quanto al Behringer Ep 4000, ventola a parte (ovviamente non udibile a volumi realistici), io vi dico: ABBIATE IL CORAGGIO DI ASCOLTARLO INSERITO IN UN SISTEMA DI ALTO LIVELLO…anzi, meglio di no, che poi saranno cavoli vostri a pensare di avere speso tanto per il vostro finale. NON E' il miglior finale in commercio, ma per ottenere prestazioni simili credo che in campo home si debbano spendere cifre un pochino diverse…

E fatevi un favore, cercate di ascoltare almeno una volta le R9. Vi piaceranno/non vi piaceranno, ma non vi lasceranno indifferenti. Credetemi.

Ciao, io me ne ritorno ad ascoltare…"

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30 luglio 2009

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Ecco il commento di un amico audiofilo (che è anche musicista) dopo avere ascoltato i prototipi delle GR Delta 4 R9 da "Musica ...parliamone".

Non ne riveliamo il nome perché il messaggio dal quale abbiamo tratto le frasi che pubblichiamo era privato e non abbiamo richiesto la liberatoria:

"...Vai a sentire le ultime Delta 4 R9 di Renato.

Le ho ascoltate la settimana scorsa e ti posso assicurare che sono qualcosa di incredibile! Sembrano delle elettrostatiche "con le palle" (appunto...).

"...Un suono riposante, che mi rilassi un po', chiaro pulito..." come scrivi tu..."

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Il commento di un audiofilo che ha appena ricevuto le sue GR Delta 4 R9.

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"...Sono arrivate. Il corriere me le ha portate intorno all’una di lunedì scorso, una giornata alquanto piovosa. Ho penato un po’ per aprire il loro robustissimo imballaggio di truciolare, ma solo perché il mio senso pratico non va molto oltre la capacità di allacciarmi le scarpe. Nessun problema per collegarle invece, né per collocarle nella giusta posizione: una volta liberate dalla loro “corazza”, si riesce a spostarle da soli, ovviamente “dondolandole”, fino al punto desiderato.

Preciso subito che la scelta era in un certo senso obbligata e non corrisponde probabilmente ai canoni più rigorosi: lungo la parete più corta (3,8 mt. anziché l’altra di 5 mt.), ai lati dello schermo tv e del tavolo basso con tutti gli apparecchi, e col diffusore destro non allontanabile più di tanto perchè a rischio di ostruire la porta d’ingresso del locale. Questo passa il convento e di meglio (in attesa di cambiare casa) al momento non posso fare. In compenso le misure raccomandate da Renato risultano ampiamente rispettate: distanza fra i diffusori (misurata dai rispettivi centri) mt. 2; distanza dal punto di ascolto mt. 3 (rapporto 1-1,5); distanza dalla parete posteriore circa 35 cm (aumentabile eventualmente fino a mezzo metro).

Metto le mani avanti anche per quanto riguarda l’elettronica. In attesa di acquistare un pre e un ampli dedicati alla stereofonia, le nuove arrivate si sono dovute accontentare di un ottimo amplificatore multicanale Yamaha da 140W RMS e di un onesto CD player Marantz (come ho già detto, non possiedo LP e quindi niente piatti). I cavi di potenza sono invece di ottima fattura (artigianali) e così dicasi per il cavo di segnale. Sorvolo su altri apparecchi come lettori DVD o altro che non interessano l’ascolto musicale vero e proprio.

Prima di passare alle impressioni d’ascolto, credo sia utile ricordare che “vengo” da 25 anni di ESB 7/06: è chiaro che non è la stessa cosa che se avessi avuto una consuetudine così lunga con casse più modeste. Voglio dire che sono abituato ad un suono di qualità e che in questi casi si è giocoforza più esigenti. E non è detto che sia un male, anzi.

Ma procediamo con ordine. La prima cosa che ho notato è stata una “mancanza”. No, Renato, stai tranquillo, non è una critica: quello che “manca” alle Delta è a mio parere una cosa che “deve” mancare, e cioè quella certa enfasi sulle frequenze basse che mette “in ombra” i medio-alti e a volte rende il suono un po’ confuso (specie nei pieni orchestrali). Era il “difetto”, se così posso dire, delle 7/06. Questa “mancanza” l’ho salutata con molto piacere, soprattutto perché abbinata a una “presenza” della gamma medio-alta stupefacente per trasparenza, nitidezza e ariosità.

Metto su la prima cosa che mi viene in mente: il tema d’amore dal film “Nuovo Cinema Paradiso” cantato (in portoghese) da Dulce Pontes e tratto da “Focus” (Universal, 2003). La voce esce chiara e come librata nell’aria, dolce e vibrante. Ma soprattutto non sembra “provenire” dai diffusori. E’ proprio quello che voglio, che stia lì, nella stanza, in un palcoscenico virtuale davanti a me, non che fuoriesca da un oggetto più o meno bello (ma le Delta sono esteticamente molto belle!). La grande “leggerezza” e trasparenza delle voci mi viene confermata da “Can’t Help Lovin’ Dat Man” (dal musical “Show Boat” del grande Jerome Kern, EMI, 1988) dove al personaggio di Julie (Teresa Stratas) si uniscono in coro i domestici, in un crescendo trascinante e suggestivo. Nell’”Overture” della stessa opera, l’esecuzione della London Sinfonietta diretta da McGlinn rivela tutta la sua trama armoniosa, con gli archi caldi e avvolgenti, il banjo perfetto per nitidezza e colore, i fiati ben enunciati e potenti. Ma è soprattutto la scena sonora che stupisce per la sua coerenza e “indipendenza” dalla “fisicità” dei diffusori. Anche le 7/06 la ricostruivano bene (che io sappia, anzi, furono i primi sistemi ad essere concepiti in tal senso), ma qui siamo su un piano superiore. Ciò che esce dai diffusori si stabilizza in un’immagine sonora unitaria e coerente che “prescinde” da essi e li “supera”, costituendosi con una “fisicità” sua propria.

Ancora una voce: è quella di Lonette McKee, che canta “Bill”, sempre da “Show Boat”, questa volta nell’edizione canadese diretta da Harold Prince (Livent, 1994). Molti la ritengono la più bella interpretazione in assoluto di questa splendida canzone. Conosco bene questa traccia del cd, l’ho sentita innumerevoli volte, il timbro caldo e robusto della voce della McKee mi ha sempre incantato, ma questa volta resto stupefatto: non l’ho mai sentita così presente, così pulita, così reale. Mi avvicino al diffusore di sinistra e mi sposto davanti ad esso: non sembra davvero che sia un mobile ad emettere quel suono, ma la cantante in carne ed ossa! L’altezza dei diffusori e la collocazione al loro interno dell’unità dei medio-alti si rivelano davvero strategiche: la sensazione è molto simile a quella che si ha quando in un piccolo locale capita di passare davanti a chi sta cantando.

Come ho detto, sono un appassionato di musica da film. Ma, strano a dirsi, pur avendo solo l’imbarazzo della scelta, mi “perdo” ogni volta che devo decidere cosa ascoltare; poi, piano piano, un pensiero tira l’altro e per associazione di idee “spuntano” i cd che occorre prendere dagli scaffali. E così mi ritrovo con due colonne sonore di Elmer Bernstein in mano, “To Kill A Mockingbird” (in italiano: “Il buio oltre la siepe”) nella ri-registrazione (Varèse, 1997) diretta dall’autore (purtroppo l’originale è andato perduto) e l’ultima “score” che il grande compositore scrisse prima di morire, “Far From Heaven” (“Lontano dal paradiso”, Varèse, 2002). Del primo cd ascolto il “Main Title”, del secondo “Autumn in Connecticut” e “Turning Point” e in entrambi i casi ricavo la sensazione di una piena gradevolezza: l’orchestra è resa magnificamente, l’oboe è espressivo, il pianoforte delicato. Si percepiscono nitidamente tutti gli strumenti (avverto perfino sfumature e “riccioli” che ignoravo), ma “sento” anche lo spazio che li separa, ogni suono infatti è distinguibile eppure armoniosamente connesso agli altri e l’immagine complessiva è di grande trasparenza ed equilibrio.

E’ tempo di passare a qualcosa di “forte”. Benchè datato, “Zebop” dei Santana (CBS, 1981) è sempre un gran bel disco. La gragnola di percussioni contenuta in “American Gypsy” è elettrizzante, come è travolgente l’inizio di “Superstrut” e “Rhapsody in Blue” di un altro disco d’annata (1973), “Deodato 2” (Epic, 1988). Questi brani, “liberati” da una certa “invadenza” dei medio-bassi a cui ero abituato, riacquistano quasi una seconda giovinezza e si propongono più “puliti” e “effervescenti”. La stessa cosa avviene con “I Feel Love”, un brano di “disco music” tratto da “I Remember Yesterday” (del 1977) di Donna Summer (Casablanca, cd senza data): il martellante accompagnamento ritmico (che nell’incisione sovrasta volutamente la voce della cantante) è reso con uno spessore sonoro poderoso che mi inchioda al divano per tutta la durata (5:55) del brano.

Con un salto logico notevole, metto su adesso una delle più belle incisioni (almeno acusticamente parlando) delle “Variazioni Goldberg” per clavicembalo, quella registrata nel 1965 da Gustav Leonhardt (Teldec, 1987). E’ sufficiente l’ascolto della prima traccia per confermarmi la bontà della registrazione dello strumento, che mi appare come non mai “vivo” e presente con tutte le sue armoniche nel mio ambiente d’ascolto. Restando in tema di tastiere, non posso fare a meno di vedere che cosa succede con l’organo di Michael Murray (“Bach, The Great Organ at Methuen”, Telarc, 1980). Qui emerge in tutta la sua evidenza un altro dei punti di forza di questi diffusori che nei brani ascoltati in precedenza non mi era comunque sfuggita, e cioè la grande qualità dei bassi: essi escono dai woofer con una forza che non tende a “sbriciolarsi”, a disperdersi, nè va mai a “sovrapporsi” alle restanti frequenze, ma resta compatta e controllata. L’organo dispiega tutte le sue armoniche mantenendo in perfetto equilibrio tutti i suoi registri, dal più grave al più acuto, e la sensazione generale che si ha è di grande ampiezza e completezza sonora.

L’ascolto degli immancabili “Préludes” di Debussy è finalizzato a “testare” meglio la capacità dei diffusori di rendere uno strumento notoriamente “difficile” come il pianoforte. “La fille aux cheveux de lin” e “La cathédrale engloutie”, due celebri brani tratti dal I Libro ed eseguiti dal compianto Benedetti Michelangeli nel 1978 (DG, 1984), evidenziano ancora una volta la trasparenza e la pulizia del suono, la ricchezza delle armoniche, la fedeltà di restituzione dell’immagine sonora.

Ho voglia di Oscar Peterson, uno dei jazzisti che amo di più. Guardo la data di incisione di “We Get Requests” (Verve, cd senza data): 1965. E’ incredibile come possa suonare così bene un’incisione di 45 anni fa! Eppure è così e le Delta sanno come comportarsi: mi limito a un solo brano, “You Look Good To Me”, ma è più che sufficiente per confermare un pianoforte assolutamente di prim’ordine, un contrabbasso che “spinge” in basso con una naturalezza senza pari, dei piatti che sembrano “respirare”. E, ancora una volta, quella “separatezza” dei singoli strumenti, con quel “vuoto” naturale intorno a ciascuno di essi, che è condizione necessaria perché si determini un tessuto sonoro unitario e coerente.

Chiudo questa breve rassegna come ero partito, con una colonna sonora. Questa volta si tratta della “ricostruzione” che Danny Elfman ha fatto della partitura di “Psycho” di Bernard Herrmann (l’originale è andato perduto) in occasione del “remake” del celebre film di Hitchcock (Virgin, 1998). Scelgo “The Rainstorm” e “The Murder”: nel primo mi colpisce la capacità dei diffusori di rendere con grande efficacia il contrappunto delle varie parti strumentali e il senso di profondità della scena sonora; nel secondo il realismo con cui sono rese le “sferzate” stridule degli archi nella famosa scena della doccia.

Mi riprometto di ascoltare ancora molta musica, con calma e concentrazione. Da queste primissime sedute d’ascolto ho volutamente escluso le incisioni audiofile (pur avendone alcune) perché volevo innanzitutto rendermi conto di come suonano le mie nuove casse con dischi normali, quelli che ho ascoltato già più volte in passato (o almeno più spesso di recente), in modo che fosse anche più facile “confrontarle” mentalmente con le precedenti, quelle che ho avuto fino a pochi giorni fa. Posso dire in conclusione che sono soddisfatto e che credo di aver fatto un bel passo avanti. Mi chiedo anche: se le Delta mi sono piaciute e hanno superato il “test” a pieni voti già adesso, nonostante le contingenti limitazioni logistiche del mio ambiente d’ascolto (onde stazionarie comprese) e il carattere “ordinario” delle mie elettroniche, che cosa succederà quando apporterò dei miglioramenti?

Conservo ancora (per puro vezzo affettivo) l’articolo che Egidio Mancianti e Stefano Belli dedicarono alle 7/06 sul numero di giugno/luglio 1984 di “Suono”: quell’articolo costituiva la parte quarta di una rassegna intitolata “I giganti del suono”. Indubbiamente le ESB 7/06 erano (e restano) delle casse di alto livello e sono ben contento di averle avute. Ma se dovessi definire le Delta 4 R9 credo che sceglierei “Le Signore del suono”: c’è in esse una “nobiltà” e una “signorilità” di tratti che ne fanno dei diffusori con caratteristiche uniche e superlative.

Cos’altro posso aggiungere? come scrivono certi quotidiani dei film recensiti come capolavori: “da non perdere”…"

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Il commento di un audiofilo molto esperto che ha potuto ascoltare a lungo le GR Delta 4 R9 nella sua abitazione.

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"...Le GR DELTA 4 R9 (logicamente nel mio ambiente-impianto-orecchie) si sono dimostrate delle vere fuoriclasse con una estensione notevole sia verso le note gravi che verso la parte altissima dello spettro.
La gamma bassa è veloce ed articolata il distinguo di basso-contrabasso-cassa etc etc è superlativo, merito diviso fra l'elevata qualità del woofer, l'accordo scelto per il woofer e la forma della cassa che contiene lo stesso woofer che limita l'insorgere di riflessioni dovute a pareti parallele...
L'incrocio fra i vari componenti (ricordo che sono dei 4 vie con il medio-alto che "riempe" l'incrocio fra medio e tweeter..) è impercettibile , sembrano delle grandi elettrostatiche...
Il pannello che contiene le unità delle vie superiori è di limitata larghezza e permette di avere il grande pregio come i minidiffusori di "sparire"...
Le voci sia maschili che femminili sono molto "reali" avendo nello stesso tempo un alto grado di neutralità e piacevolezza...
la dinamica è esuberante anche se pilotate da "soli" 150 watt del mio Gryphon Antileon Signature(ricordo che il mio ambiente è di circa 40 mq ed è abbastanza assorbente) la microdinamica e i passaggi più minuti contenuti nel supporto sono ben evidenziati merito della risoluzione dell'ottimo tweeter Scan Speak D2010.
Digeriscono ogni genere musicale senza scomporsi con la grande orchestra o pop-rock cattivo...
Notevoli con il jazz, con dischi live registrati come si deve, ti trasportano dentro l'ambiente dove è avvenuta la registrazione..
L'elevata velocità dei planari (mediobasso BG Neo10 e medioalto BG Neo3) si ripercuote positivamente quando suonano strumenti che hanno un ripido fronte d'onda, quindi senza lasciare code che alla fine (specialmente quando il volume non è basso) tendono ad impastare tutto il messaggio sonoro...
Per niente critiche nell'accoppiamento nell'ambiente a casa mia spostamenti verso la parete posteriore e a quelle laterali porta ad un modesto aumento di basse frequenze...
Altro aspetto positivo che si ha una grande finestra d'ascolto che varia poco spostandosi dal centro del vertice e anche variando la quota orecchie i cambiamenti sono minimi.
Togliendo le tele ho ottenuto un miglioramento del microcontrasto e un discreto incremento di articolazione sulle voci, quindi mi permetto di consigliare di togliere le tele quando si fanno ascolti più attenti (cmq questo succede, più o meno in tutti i diffusori, in questi un po' più del solito).
Sono dei diffusori molto neutri e lineari con una dispersione molto omogenea al variare della frequenza che si ripercuote in una somma fra segnale diretto e segnale riflesso poco variabile (la "famosa" risposta in "potenza" che è, logicamente per me, uno dei parametri più importanti in un diffusore).
Sono molto contento che Renato abbia ascoltato le mie parole sul cambiamento di prezzo che le portava da 5.000 Euro scarsi ad oltre 11 mila...
Per me un prezzo equo era circa 7-8 mila Euro, ma non perché questi diffusori non possano valere 11-12 mila euro (anzi sono pochissimi nella gamma dei 10 mila euro, fra quelli che ho ascoltato, che possono confrontarsi con queste GR DELTA 4 R9) ma la congiuntura economica non proprio felice di questi ultimi tempi ha un po ridimensionato il potere di un eventuale acquisto dell'audiofilo...
In definitiva sono dei diffusori che acquisterei volentieri, suonano con tanta naturalezza e neutralità (cose di solito poco conciliabili fra loro) con un stupefacente rapporto qualità prezzo, costruite con i contro... , con una estetica originale e piacevole con un ottimo WAF (CHE PALLE STE MOGLI-FIDANZATE-AMANTI-COMPAGNIE ) e anche per chi non piace avere dei cassoni squadrati dentro casa...
Per adesso me li sto godendo fin quando Renato non verrà con 3-4 amici nerboruti a riprendersele...
Dimenticavo...
Perché non le compro?
Perché sta prendendo vita il mio progetto ad alta efficienza multiamplificato che sto realizzando da oltre un anno che mi porterà via tempo e tanti soldi...
Ma le GR DELTA 4 R9 le sto consigliando a tanti, veri, amici...

Ciao

Stefano Correnti
http://www.milossaluciano.com/stefano%20ouragan.htm..."

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Il rapporto d'ascolto delle Delta R8 di due ascoltatori indipendenti

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Oggi ho trovato un pochino di tempo per descrivere le GR Delta 4 R8/HD che ho ascoltato a casa di Renato Giussani qualche giorno fa…
Sono dei diffusori a 3 vie con il woofer da 10" (25 cm) in cassa chiusa incrociato con il medio-basso planare BG Neo 8 PDR che a sua volta è incrociato con il tweeter sempre planare BG Neo 3 PDR.
La sensibilità è di 87 dB e si consigliano ampli da 25 a 250 watt RMS.
Ci sono i doppi collegamenti per il biwiring o biamping passivo.
Premetto che l'ascolto è stato fatto con l'impianto di Renato composto da lettore cd/dvd da pochi euro,sezione pre del McIntosh 6800 e il classico finale Behringer il tutto collegato con cavi di segnale e alimentazione normali mentre per quelli di potenza l'ottimo cavo SC-1000/HD .
Quel giorno eravamo diverse persone a casa di Renato..
io Vincenzo-Monstre,Leopoldo Meleos Cables , Renato-Bosch67 , Mauro-Mej , Riccardo-Cabriolet , Stefano-Wallace…
Abbiamo fatto varie prove con le 8 le 9 e le 10…
tutti abbiamo decretato la gamma bassa delle 8 "superlativa" come impatto estensione e articolazione..
voci splendide e naturali,gamma alta estesa e dolce…
l'incrocio fra il midbasso planare con il woofer è inaudibile e anche quello fra midbasso e tw..
alla fine sembra veramente di ascoltare un planare ma con la gamma bassa !!!
Il palcoscenico sonoro è ampio in tutte le 3 dimensioni e la gamma bassa varia molto poco rispetto alle pareti...

Ouragan66

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Dopo i primi commenti di Ouragan66, la curiosità di ascoltarle è stata tanta, è bastata una chiamata all’Ing Giussani per fissare un appuntamento.
Premetto che le Delta R9 ho avuto modo di ascoltarle in diverse occasioni e le conosco quindi abbastanza bene. Ritrovare nelle nuove e più "compatte" R8 una resa timbrica quasi identica è stata una piacevole sorpresa.
In un switch tra le le due sorelle, si avvertono differenze che chiamerei sfumature e nulla più.
La R9, la sorella maggiore, è più rifinita agli estremi banda e sostanzialmente un po' più "raffinata".
Nelle R8, la parte medio alta mantiene quella spiccata caratteristica di definizione e facilità di proposizione che ho sempre avvertito nelle R9 e che mi ha sempre affascinato. La parte bassa è potente e pronta, ben smorzata, stiamo sempre parlando di un wf da 25 cm.
Come già indicato da Ouragan66 la parte bassa si amalgama senza soluzione di continuità con la gamma media.
Le minori dimensioni, in altezza e profondità, giovano molto e le ho trovate azzeccate.
Veramente una gran bel diffusore dal suono elegante, raffinato e molto solido quando serve.

Le Delta R10 sono veramente diffusori al top.
Alla spendida medioalta si affianca una medio bassa più presente. Le voci ne guadagnano moltissimo.
Si rimane colpiti dalla facilità di ricreare l’atmosfera musicale, l’articolazione dei bassi è notevole. Riascoltando gli stessi brani ascoltati poco prima con le due sorelline, si avverte una facilità di emissione, una delicatezza, un accresciuto senso di piacere.
Non male Ing. Giussani, non male.

S.Giombini

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Alcune considerazioni su ESB 7/06 e GR Delta R9.

In occasione di quasi tutte le manifestazioni alta fedeltà cui partecipo, fra i visitatori della mostra e della sala GR vi sono sempre molte persone che posseggono ed usano con piacere o hanno avuto in passato diffusori di produzione ESB della serie 7 (che come molti sanno ho progettato proprio io).

Fra loro sono parecchi a citare le 7/08, 7/07, 7/09 e non pochi anche quelli che dicono di avere o avere avuto le 7/06.

Molti di coloro che conoscono bene le 7/06, oltre a complimentarsi (cosa sempre gradita) mi dicono di notare un certo "family feeling" fra le ESB 7/06 e le GR Delta R9.

Al di là delle differenze certamente esistenti e che vengono generalmente descritte come una maggior neutralità e pulizia delle ultime nate (che ha portato un mio simpatico fan a paragonare le 7/06 ad una bella ragazza sul cubo e le Delta R9 ad una elegante signora sexy quanto basta), oltre ad una sensazione di maggior facilità di pilotaggio ed alla naturalezza della espansione verticale della scena acustica, mi dicono di notare una certa somiglianza nella capacità di entrambi questi diffusori di far sentire molto meno (rispetto ad altre realizzazioni) la presenza del mobile.

Ripensandoci bene non ho potuto non dar loro ragione e cercare di spiegarmi da una prospettiva tecnica ed elettroacustica queste loro considerazioni. E le risposte non sono tardate ad arrivare, tutto sommato in modo abbastanza semplice.

- Quanto alla maggiore facilità di pilotaggio delle Delta R9 rispetto alle 7/06 (nonostante la maggiore sensibilità di un paio di dB di quest'ultime), è immediatamente attribuibile all'uso di un woofer da 8 ohm (come nelle Delta 4 Audiolab) in luogo di quello ESB caratterizzato da una Re di 3,0 ohm.

- La espansione verticale della scena tanto apprezzata nelle 7/06 derivava dalla suddivisione della emissione dello spettro musicale fra quattro vie e quattro altoparlanti opportunamente allineati in verticale in modo simile a quello delle ispiratrici Delta 4 Audiolab, che sono però anche le antenate delle Delta R9... E, in effetti, la quota alla quale era posizionato il mid-basso ITT delle Audiolab, quella dell'8" delle 7/06 e quella del Neo10 delle "R9" è rimasta sempre la stessa.

- L'ultima caratteristica originale che molti hanno trovato abbastanza simile fra le ESB 7/06 e le GR Delta R9 è la capacità di far sentire poco la presenza del mobile, in particolare quando lo spettro riprodotto è distribuito maggiormente sulla parte media ed alta delle frequenze contenute nel segnale musicale. Le voci femminili ad esempio... Ma anche molti strumenti a fiato, violini, ecc... Beh, in questo caso guardare le casse a confronto non basta se non si possiedono anche un po' di nozioni di acustica non proprio elementarissime. In particolare, la parte alta del pannello delle 7/06 è stata pensata proprio per tentare di replicare per quanto possibile almeno una parte del comportamento di quello delle Delta 4 Audiolab, che, ricordiamolo, sono ancora le stesse summenzionate antenate cui le Delta R9 sono ispirate. Il mobile delle 7/06 è stato disegnato in modo tale da facilitare il più possibile la costruzione e l'imballaggio delle casse da parte della ESB.
Il mid-basso da 8" e l'unità medio alti sono allineati in verticale su un pannello di legno ai cui lati sono presenti, in posizione abbastanza ravvicinata agli altoparlanti, un pannello assorbente di feltro ed uno spigolo che riduce molto il carico visto dall'onda acustica che, viaggiando parallelamente al pannello, lo incontra sul suo cammino.
L'effetto di tutto ciò da un punto di vista acustico tende a fare somigliare il montaggio del mid-basso e dell'UMA ESB a quello che si avrebbe su un pannello di dimensioni molto più ridotte di quanto non siano in realtà, ottenendo un effetto sull'ascolto che tende ad avvicinarsi a quello ottenuto in modo assai più semplice ed efficace dallo stretto pannello medio-alti delle Delta 4.

Da sottolineare che, naturalmente, le GR Delta R9, pur essendo ispirate alle Delta 4 Audiolab (che come abbiamo visto hanno ispirato fortemente anche le ESB 7/06), rappresentano l'evoluzione più aggiornata della filosofia di emissione cui si riferiscono, alle conoscenze elettroacustiche ed alle tecnologie degli anni 2000.

Ripeto: le ESB 7/06 hanno fruito degli studi e dell'esperienza accumulati con la serie Delta... E non il viceversa...

A questo punto, non posso non concludere (in attesa di domande e commenti) facendo notare che chi pur possedendo già le 7/06, ha voluto dotarsi anche delle GR Delta R9 mi dice di non essersi affatto pentito...

Renato Giussani

info@giussani-research.it 

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