GR Delta Tre R6

Sono appassionato di musica da sempre per quanto possa ricordare, suonata e riprodotta. Negli anni passati, non disponendo di risorse economiche adeguate, mi sono orientato verso l'autocostuzione di elettroniche e diffusori. La decisione di costruire una coppia di GR Delta Tre R6 è nata dall'impossibilità di tenere in casa oggetti alti circa 150 cm (Delta 4), vivo in mansarda e diffusori di quella altezza sarebbero stati troppo invasivi, senza contare l'impossibilità di trovare una sistemazione per l'ascolto adeguata. Vedendo il remake delle Delta Tre, ed essendo un grande estimatore di Renato Giussani (seguo con interesse i suoi scritti dal tempo di Audio Review, le mie prime casse furono una coppia di Easy One...) non ho esitato a mettermi alla costruzione. Il reperimento del materiale non è stato problematico, basta non avere fretta e dedicare il giusto tempo alla scelta dei fornitori. Mi spiego: quando ho iniziato la costruzione, gli altoparlanti a nastro per i medi e gli alti erano reperibili solamente presso PartsExpress, i woofer credo che in Italia sia quasi impossibile faticare a trovarli. Dove ci si può sbizzarrire e sulla scelta dei componenti per il filtro. Io ho optato per acquistare tutto l'occorrente da Audiokit.

Non disponendo di molto tempo per la costruzione del mobile, ho dato i disegni pubblicati da Renato Giussani ad un artigiano "industrializzato" di mia conoscenza. L'ho definito "industrializzato" perché è un artigliano al quale ci si può rivolgere anche per singoli esemplari, ma dotato di macchine a controllo numerico (frese, seghe, presse ecc..). Sul metodo di lavoro non ho dubbi, è molto preciso. Per il legno ho scelto della betulla, cercavo un legno che rimanesse il più chiaro possibile senza necessità di trattamenti successivi. Essendo la betulla un legno comunemente definito "tenero" non ho voluto rischiare e ho aumentato lo spessori delle tavole da 22mm a 24mm. Tale aumento di spessore è stato, ovviamente, guadagnato sul lato esterno del mobile, mantenendo inalterate le misure interne. In fase di assemblaggio dei pannelli sono state usate spine a profusione, viti da legno ovunque fosse possibile ed infine incollato il tutto utilizzando delle presse. Purtroppo delle fasi costruttive non ho foto, l'unica che posso produrre è una visuale della cassa finita vista da sotto con la lana di vetro e il woofer montati. Quando mi sono ricordato di fotografare avevo già incollato in posizione l'assorbente acustico :-(

Le tre foto precedenti rappresentano il lavoro finito con il feltro già posizionato, un vista da sotto con lana di vetro quasi del tutto in posizione e woofer cablato, la morsettiera di ingresso.

Il filtro cross-over l'ho realizzato utilizzando componentistica pregiata ma senza esagerare. Tutti i condensatori sono Adin-Cap in polypropylene di qualità crescente a partire dal Woofer per terminare con il Tweeter. Al crescere della qualità corrisponde una progressiva riduzione delle tolleranze, fino ad arrivare al 2% della serie Plus MKP Ultra-Low Loss utilizzata per il Tweeter. Le bobine sono tutte Interteknic, con nucleo in ferrite quella in serie al Woofer e quella in parallelo al Midrange, Hepalitz avvolte in aria le restanti. Essendo i valori utilizzati "fuori standard" ho dovuto acqustarle tutte di valore superiore al necessario e sbobinarle a mano fino al raggiungimento del valore richiesto. Tra l'altro le Heptalitz sono un divertimento unico in quanto il conduttore è composto da sette conduttori, raschiare via lo smalto a tutti i fili, senza rovinarli, più volte fino al raggiungimento del valore esatto è stato un'esperienza unica. La resistenza in serie al Tweeter è a strato metallico con tolleranza del 2%.

Per la griglia frontale non volevo il classico nero, ma per fortuna Audiokit ha a catalogo telo acustico Sonotex in ben quattro colori. Io ho scelto il blu, tale colore (è leggermente elettrico come tinta) abbinato alla betulla trattata solo con impregnante acrilico trasparente, quindi dal risultato leggermente biancastro, genera un accostamento gradevole e non forma una macchia scura nella stanza. Una nota al feltro da applicare sul frontale ai lati dei due planari. Tralasciando la difficoltà che ho avuto nel reperirlo, è assolutamente da mettere. Io ho voluto provare ad ascoltare le casse con e senza, ebbene il risultato ha dello sconcertante. In entrambe le "configurazioni" suonano bene, ma con il feltro ne guadagna la "messa a fuoco della scena", la timbrica è leggermente più calda e contemporaneamente più particolareggiata.

Tutte le risposte al perché, come e quando sulle varie scelte di progetto possono trovare risposta nelle pagine pubblicate qui dall'autore stesso, il quale resta sicuramente la persona più indicata a dipanare dubbi e quant'altro.

L'ascolto: a me piacciono. Un suono molto equilibrato. Se si cerca qualche cosa per cui gridare al miracolo, la strada non è quella giusta. Devo ammettere che al primo ascolto, dopo un po' di rodaggio, sono rimasto un perplesso. Non riesco a descrivere esattamente che cosa mi aspettassi, ma era qualche cosa di diverso. Proseguendo con gli ascolti, mi sono reso conto che la naturalezza timbrica è il più grande pregio di queste casse. Nessun registro sovrasta l'altro. La sezione bassi è profonda, forse non al limite dell'udibile, ma comunque sempre controllata, nitida e mai invadente. I medi, in particolare le voci maschili, sono veramente notevoli, particolareggiati e con la giusta presenza. Anche la ricostruzione scenica è tale per cui basta poco per dimenticarsi di essere all'ascolto di una coppia di casse e non di fronte ad una vera orchestra. L'efficienza è tale per cui le si può pilotare anche non amplificatori di media potenza, complice anche il fatto che modulo e fase dell'impedenza sono decisamente "tranqulli", rendendole tutto sommato un carico semplice. Nel mio impianto vengono pilotate da un finale Aloia da 100 sovrabbondanti Watt. In conclusione un progetto che merita ampiamente l'investimento monetario, io ho speso circa € 2000 mobili compresi.

Alessandro.

 

   

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